Cosa fare in Giappone

Cosa fare in Giappone… e cosa vedere. C'è tutto da vedere! Si, va bene, esageriamo! Ma è un paese così diverso dal nostro che tutto ciò che vediamo lo troviamo interessante e ogni volta che torniamo qualcosa ancora ci sorprende o incuriosisce nonostante i molti viaggi fatti. La sua cultura, la sua storia, le tradizioni, la religione, tutto è nuovo, diverso, interessante. Qui sotto trovi un elenco di cose da fare, da vedere e luoghi di interesse che pensiamo non possano mancare nel tuo bagaglio di ricordi tornando dal Giappone. 

Viaggiare in Shinkansen

Lo shinkansen (treno della rete ferroviaria ad alta velocità) parte da Tokyo e raggiunge le principali città giapponesi; può raggiungere una velocità massima di 320 km/h. Malgrado l'altissima velocità sono mezzi estremamente sicuri, non si è mai verificato un incidente.

Il primo Shinkansen venne messo in funzione nel 1964, anno delle Olimpiadi a Tokyo, collegando Tokyo, Nagoya e Osaka.

Viaggiare in shinkansen è un'esperienza unica. Oltre a poter spostarsi da un posto all'altro in pochissimo tempo, questi treni super veloci ti stupiranno per la loro incredibile puntualità nonché per la pulizia e comodità al suo interno. Si pensi che il ritardo medio registrato per treno al giorno è inferiore al minuto. Quando sarete alla stazione di Tokyo, ad aspettare questo treno a forma di proiettile, potrete notare gli addetti alle pulizie appostati e pronti per adempiere al loro dovere e rendere il vostro viaggio davvero piacevole. La velocità e l'efficienza di questa squadra delle pulizie vi lascerà sbalorditi.

Ci sono diverse linee e diversi nomi per i Shinkansen. Per esempio, nella linea Tokaido Shinkansen e Sanyo Shinkansen (Tokyo – Shin-Osaka – Hakata) operano tre shinkansen: Kodama, Hikari e Nozomi.

Shin-Osaka dista da Tokyo circa 553 km; i Kodama, fermandosi in tutte le stazioni, impiegano circa 4 ore. Gli Hikari invece ne impiegano circa 3. I Nozomi, infine, che sono anche i treni più veloci, percorrono la distanza in sole 2 ore e mezza. Le fermate sono ovviamente meno ma il Nozomi è anche il treno più frequente: ne circolano 12 all’ora in ogni direzione (un treno a ogni 5 minuti!).

Il Chuo Shinkansen, che viaggerà su una linea totalmente nuova, è un treno a levitazione magnetica.  Potrà arrivare a Osaka in circa un’ora alla velocità massima di circa 500km/h. La compagnia ferroviaria JR spera di iniziare il servizio commerciale, con questo treno, fra Tokyo e Nagoya nel 2027, e quindi di estenderlo fino a Osaka nel 2045. 

L’interno del shinkansen è molto spazioso; ha sedili reclinabili, prese di corrente, tavolini e alla fine di ogni vagone cestini per la raccolta differenziata. Ciò che più stupisce è che le file di sedili possono essere girati in base alla direzione del viaggio, in questo modo potrete sempre essere seduti nel verso giusto o approfittare per fare "salotto" con i vostri compagni di viaggio. 

All'interno dello shinkansen potrete anche consumare tranquillamente un pasto, e a tal proposito perché non comprare un obento, tipico pranzo d’asporto giapponese, che troverete senza difficoltà in qualunque stazione. In treno (eccetto nei Kodama) c’è un servizio bar circolante con obento, bevande, snack o dolci. 

Il rispetto è una parola chiave in Giappone e lo è anche in treno, per questo è importante mettersi in fila per entrare e tenere il cellulare in modalità silenziosa.

Hanami e Momijigari (foliage)

Il ciliegio è il simbolo del Giappone e i suoi fiori sono i più amati dai giapponesi. Sboccia in modo spettacolare e sfiorisce in una sola settimana. I giapponesi ne percepiscono la bellezza, così come la caducità.

Si dice che l’hanami nasca nel periodo Nara (710-794) quando la dinastia cinese Tang influenzò il Giappone portando diverse usanze e tradizioni dal continente. In principio i fiori ammirati erano quelli di prugno, ma la bellezza di quelli di ciliegio, sakura, era tale da prenderne il posto, e dal periodo Heian furono i fiori più celebrati e si organizzarono feste e balli riservati a nobili e samurai. 

Fu solo nel periodo Edo che questa ricorrenza fu aperta a tutto il popolo, permettendo loro di festeggiare, bevendo sakè sotto una pioggia di petali rosa.

La parola hanami vuol dire letteralmente "osservare i fiori". Ci sono alberi di ciliegio nei parchi, nei templi, nei viali di qualsiasi città e paese del Giappone. Quando fioriscono i giapponesi si ritrovano con amici, con la famiglia o con i colleghi di lavoro; cercano un luogo particolarmente bello e si distendono sotto gli alberi per contemplare la fioritura e festeggiare l’arrivo della primavera facendo un pic-nic. Tuttavia, non è solo un momento di contemplazione ma anche di riflessione profonda sulla consapevolezza che tutto passa e sfiorisce ma che la vita si rinnova ad ogni ciclo e per questo diventa importante sforzarsi a dare sempre il massimo.

Oltre all’hanami durante il giorno anche l’hanami notturno, chiamato “Yozakura” è altrettanto popolare. Questo evento è così importante che l'Agenzia Meteorologica Giapponese rilascia i bollettini specifici per la fioritura dei ciliegi, per permettere ai giapponesi di trovare il momento più adatto per organizzare il loro hanami.

Anche l'autunno però ha il suo grandissimo fascino in Giappone, quando i giapponesi al posto dello hanami, fanno momijigari, letteralmente "caccia alle foglie rosse", ovvero cercano i posti più belli per contemplare i colori dell'autunno; questo sin dal periodo Heian (794-1195). Per il buddhismo l’autunno è un periodo molto importante spiritualmente perché ricorda che la vita è fugace.

Il fenomeno del koyo ossia il fogliage, è davvero stupefacente e il panorama autunnale offre alla vista colori intensi grazie alla numerosa presenza di aceri decidui, alberi di giunco dalle foglie a ventaglio e i faggi, che dipingono tutto il Giappone di colori delle diverse gradazioni di giallo, di arancio e di rosso.

I giardini giapponesi

Il giardino per i giapponesi non è solo un luogo dedicato alla natura ma soprattutto un luogo di pace, dove poter meditare e contemplare. Nulla viene lasciato al caso, spesso il tradizionale manto erboso è sostituito da muschio e pietre costituendo così un manto verde per tutto l'anno. La simmetria è assente e gli elementi naturali sono quasi sempre presenti in numero dispari. Tuttavia, le forme sinuose e contrastanti di alcune piante giocano un ruolo importante nella composizione complessiva, così come la presenza dell'acqua, più con laghetti artificiali che ruscelli. Rimane il fatto che tutti gli elementi sono semplici ed essenziali.

Nello studio architettonico del giardino, le stagioni non sono irrilevanti. Spesso vengono piantati alberi sempreverdi e bambù per mantenere una parte sempre folta tutto l'anno, mentre quelli caduchi vengono scelti per la forma, in modo che siano in armonia con il contesto sia da spogli che con il fogliame. Malgrado nei secoli abbiano subito diverse trasformazioni, non è stato alterato il microcosmo ideale costituito da pietre, acqua, ponti e altri elementi che sin dai tempi antichi si credevano abitati dagli dei. I giardini giapponesi, infatti, nascono con i primi santuari shintoisti che furono dedicati proprio a questi elementi. L'amore per la natura e la filosofia buddhista, poi, hanno influenzato la loro composizione determinando tre tipi di giardino:

  1. Chisen-teien 
  2. Karesansui 
  3. Roji (Chatei)

Chisen-teien

Chisen-teien è lo stile principale che condensa lo scenario naturale fatto di montagne, fiumi e mare. Nel chisen-teien è sempre presente l’elemento “acqua” con uno stagno o un ruscello. Questo giardino assume tre nomi diversi in base al modo in cui è osservato il giardino. 

  1. Chisen-syuyu-teien: Giardino da contemplare dalle imbarcazioni al centro del laghetto o del grande stagno. Di moda tra la corte e i nobili nel periodo Heian (VIII° - XII° secolo) 
  2. Chisen-kansyo-teien:Giardino da contemplare seduti sul tatami di una stanza giapponese. Dalla fine del periodo Heian al Muromachi (XVI° secolo)
  3. Chisen-kaiyu-teien:Giardino da contemplare mentre passeggia lungo un percorso; in questo caso la dimensione degli stagni è ridotta. Giardino molto popolare nel Periodo Edo (XVII° - XIX° secolo)

Karesansui 

Sono giardini secchi, senza acqua, perciò né stagni, né ruscello. È uno stile di giardino che rappresenta il paesaggio della natura selvaggia come il mare, le rocce, le cascate, i fiumi senza usare una goccia d’acqua ma utilizzando pietre, ghiaia e sabbia. 

La pratica della meditazione, nel Buddhismo Zen, avveniva nella pace della natura selvaggia, in montagna o in valli nascoste, lontano dalle città e dai villaggi. Nei templi di Kyoto, per permettere la meditazione dei monaci buddhisti, si iniziò a costruire giardini a secco con un paesaggio che simulava l’ambiente naturale montano e selvaggio. Nasce così il giardino Karesansui che dall’inizio del periodo Kamakura (XIII ° secolo) diventa luogo della pratica dello Zen in città. Nel periodo seguente, il Muromachi, lo stile Karesansui nella costruzione dei giardini, diventa lo stile più popolare. 

Roji (Chatei)

Creato nel Periodo Momoyama (16° secolo), il Roji è un tipo di giardino giapponese costruito negli spazi adiacenti le case del tè. In spazi non grandi viene ricreato un paesaggio naturale costituito da alberi e un “sottobosco” di piante, cespugli e muschi. Spesso vengono disposte per terra le foglie cadute per simboleggiare le stagioni.

L’atmosfera ricercata è quella della pace, dell’armonia dove nulla di troppo vistoso deve prevalere.

Per entrare nella casa del tè, si deve attraversare e percorre il Roji, che è sia il giardino che il sentiero, solitamente pavimentato con pietre irregolari, che conduce dall’entrata del giardino fino alla casa del tè. Il Ronji ha la funzione di preparazione alla cerimonia del tè per la quale è necessario dimenticare i problemi e gli affanni della vita quotidiana e partecipare alla cerimonia con una mente libera e aperta.

La cerimonia del tè

La cerimonia del tè (la via del tè), ovvero la Cha no yu ha origini antiche eppure è attualissima. Il tè fu introdotto per la prima volta in Giappone nel VIII secolo dalla Cina dai monaci buddhisti, e fu subito gradito dalla nobiltà. Inizialmente era molto apprezzato per le sue proprietà terapeutiche e per la capacità di mantenere svegli i monaci durante le lunghe ore di meditazione aiutandoli così nella ricerca interiore. Solo più tardi gli furono date le connotazioni spirituali oggi tanto decantate grazie a Murato Shuju (1422-1503), catturando così anche l'interesse dei samurai.

Proprio per la caratteristica di grande profondità della cerimonia, si è soliti svolgere la cerimonia del tè in una stanza piccola, la cha shitsu (casa del tè), caratterizzata da un arredo semplice ed essenziale. Fu Sen no Ryu (1522-1591) a codificare la cerimonia del tè così come è conosciuta oggi, stabilendone i principi costitutivi ovvero l'armonia, il rispetto, la purezza e la tranquillità.  

Sono diversi i riti che scandiscono la cerimonia del tè in base alla scuola di provenienza. I riti più completi prevedono anche il kaiseki, un pasto prima di consumare il tè. Sono due i tè che possono essere bevuti durante la cerimonia: il koicha, la cui tazza viene condivisa tra i partecipanti si tratta di un tè molto forteoppure l'usucha, più leggero, per il quale ciascun partecipante ha la sua tazza. Entrambi vengono accompagnati da un dolcetto tradizionale, il primo da un omogashi e il secondo da ohigashi.

La cerimonia del tè si potrebbe chiamare “l’estetica della disposizione e dell’accoglienza”. Chi invita deve tenere conto del concetto di Ichigoichie, che significa “ogni incontro è irripetibile”; ogni incontro è un’occasione preziosa nella quale si deve dare tutto se stesso. Il padrone di casa deve disporre il giardino esterno con grande cura e decorare la sala da tè armonizzando tutto con un senso estetico coerente, dagli utensili per preparare il tè ai fiori ed ai rotoli dipinti e quindi anche il tè deve essere preparato con la massima cura. Gli ospiti, invece, osservano in silenzio e con riverenza i preparativi e ringraziano per l’ospitalità. 

Soggiorno in Ryokan

Passare almeno una notte in un ryokan, albergo stile giapponese è quasi un must. Un'esperienza unica per immergersi nella tradizione e nella cultura giapponese.

Tutta l'architettura e l'arredo di questi alberghi è tipicamente giapponese, dai tatami, ovvero le stuoie di paglia di riso, alle fusuma, le porte scorrevoli, dal futon, materassino per dormire srotolato sul tatami e poi riposto in armadio durante il giorno, ai tavolini bassi su cui verrà servito il pasto, spesso in stanza per mantenere l'intimità del cliente. Il pasto è il Kaiseki, una delizia gastronomica molto raffinata, dal sapore delicato, presentato con una meravigliosa disposizione delle pietanze composte da tante piccolissime porzioni. 

Nel ryokan ci si veste con il tradizionale yukata (un kimono di cotone leggero) e si indossano le ciabatte per muoversi nelle aree comuni. Sui tatami si cammina a piedi nudi (con o senza calze) ma NON con le ciabatte che devono essere lasciate fuori dallo "spazio tatami". All'ingresso del locale WC troverete altre ciabatte (ciabatte da bagno) che vanno usate esclusivamente nel locale WC e che devono essere lasciate nello stesso posto prima di uscire. 

Spesso, ma non sempre, i ryokan sono concentrati nei pressi di centri termali, i famosi onsen. Immergersi in un onsen è uno dei passatempi preferiti per i giapponesi, dai più giovani ai più anziani. Non è un semplice relax per il corpo ma è un entrare in contatto con la natura che ti circonda; un'esperienza molto diversa da quella a cui siamo abituati noi occidentali quando pensiamo alle terme. 

Oggi giorno, parecchi Ryokan, soprattutto le strutture più grandi, dispongono anche di camere in stile occidentale e/o camere giapponesi (con tatami) dove è possibile dormire in letti occidentali. 

Altra possibilità offerta da molti Ryokan sono le camere che dispongono di bagno termale privato, con vasca all’aperto.

Gli Onsen, le terme giapponesi

Gli Onsen sono sorgenti termali di origine vulcanica di cui il Giappone è naturalmente molto ricco. Ve ne sono più di 3000, più di qualsiasi nazione al mondo, compresa l'Islanda. 

L'utilizzo da parte dei giapponesi di queste terme è radicato e antichissimo e ha un duplice significato: come rituale religioso di purificazione e come puro piacere salutare o personale. Si pensi che le sorgenti calde sono talvolta utilizzate persino dagli animali: Nagano, per esempio, è famosa per le scimmie che sono solite scaldarsi all'interno della Jigokudani Onsen.

Fino alla Restaurazione Meiji, i Konyoku (i bagni misti) erano frequentati dagli strati popolari. Con la restaurazione si decise di adeguarsi alle regole di comportamento occidentali e separare i sessi. 

La varietà di onsen nell'arcipelago nipponico è incredibile: possono essere all'esterno, all'interno, in vasche piccole così come grandi come piscine, bollenti o tiepide, all'interno di caverne o nei pressi di un fiume o del mare. Molti si trovano anche in montagna e quindi specie in inverno è particolarmente suggestivo immergervisi contemplando i fiocchi di neve che scendono dal cielo. Anche la composizione mineraria e i colori dell’acqua possono variare molto in base alla concentrazione di zolfo, ferro e sodio

Ai giapponesi piace talmente tanto che girano diversi ryokan per fare le terme nella stessa giornata. Nei villaggi termali è facile vedere ospiti in yukata (un kimono di cotone leggero) e geta (i sandali di legno) girare per la città e spostarsi da un onsen all'altro. Spesso questo tipo di turismo è incoraggiato da tessere di sconto.

Immergersi in un onsen è un'esperienza che va assolutamente fatta durante il proprio viaggio in Giappone e, se si ha l'occasione, certamente farlo in un onsen ryokan, ovvero una struttura tradizionale che comprenda una sorgente termale, è il modo ottimale, trascorrendo così la giornata in pieno relax e gustando la cucina locale.

È importante sapere però che le persone con tatuaggi possono vedersi negare l'ingresso, in quanto il tatuaggio in Giappone viene associato alla yakuza, ovvero la mafia giapponese, senza fare distinzione di sorta. Per tanto è bene informarsi prima! Se i tatuaggi sono piccoli, è possibile eventualmente coprirli con dei cerotti.

Le aree sono distinte per uomini e donne. Non sono permessi costumi; si entra nudi con un piccolo asciugamano destinato ad asciugare il sudore o, per chi ha un forte senso del pudore, per coprire le parti intime. Prima di entrare nelle vasche bisogna sciacquare tutto il corpo. È sconveniente bagnare e lavare l'asciugamano nelle vasche e, inoltre, è buona norma utilizzare un tono di voce basso essendo luoghi di relax.

Soggiorno in monastero o tempio buddista

La pratica dello shukubo, ovvero il soggiornare in un monastero o in un tempio buddhista, risale a centinaia di anni fa e nasceva dall'esigenza dei monaci di pernottare durante i loro pellegrinaggi da un monastero all'altro. Sono tantissimi i monasteri o templi che ora offrono questa opportunità anche ai turisti sia nipponici che stranieri. 

A dispetto di quello che può pensare un occidentale, lo shukubo non è né insolito; è una bellissima esperienzasoprattutto dal punto di vista mistico, perché si ha la possibilità di entrare in stretto contatto con i luoghi e i culti religiosi di questo popolo.

Uno degli aspetti più affascinanti, infatti, è che si può prendere parte alla vita monastica alzandosi alle sei del mattino prima di andare a fare colazione e pregando con loro per mezz'ora, seduti a gambe incrociate con la schiena bella dritta, concentrandosi sulla respirazione e ascoltando il monaco che canta i sutra. La sveglia del mattino poco prima delle sei, risuona nel silenzio con un gong segnando l'inizio della giornata.

Solitamente questi monasteri sono tutti di grande bellezza e immersi nel verde di curatissimi giardini. Sono caratterizzati da alloggi confortevoli, tipicamente giapponesi, con tatami (pavimenti in paglia di riso), fusuma (porte scorrevoli) e il futon per coricarsi a letto, caratterizzato da un materassino che verrà srotolato direttamente sul pavimento. La cortesia e ospitalità dei monaci lascerà sicuramente un bellissimo ricordo in voi. 

La cena viene servita molto presto e si basa su una cucina esclusivamente vegetariana, la shojin ryori, quindi totalmente priva di carni e di pesci, introdotta in Giappone ancora nel VI secolo.

I castelli giapponesi

In principio i castelli erano delle semplici fortificazioni che più che sulla struttura si basavano e rinforzavano la conformazione del terreno, risultando però così inaccessibili sia agli invasori che ai difensori. Durante il XVI e il XVII secolo ci furono numerose guerre e questo comportò la costruzione di molteplici castelli su tutto il territorio, di cui la maggioranza purtroppo fu distrutta nei periodi Edo e Meiji.

Oltre ad essere strutture belliche, i castelli giapponesi si possono considerare dei veri e propri gioielli architettonici, simboli di prestigio e di potere; erano infatti abitati dal daimyo locale (signori feudali) e dai samurai.

L'elemento principale di ciascun castello è il tenshukaku, il torrione che è circondato da torri più piccole. Sui bastioni troviamo per lo più strutture in legno che però venivano intonacate per preservarli meglio dagli eventuali incendi. Altro aspetto comune a tutti era la presenza di fossati, mura in pietra, feritoie per il tiro delle frecce e percorsi interni labirintici in modo da confondere gli invasori.

Fra i castelli tuttora visitabili certamente non sono da perdere lo spettacolare castello Himeji e il bellissimo castello Matsumoto, ambedue sono tra i pochi castelli giapponesi non ricostruiti con cemento ma semplicemente restaurati e conservati nella loro forma originale. 

Il castello Himeji è noto anche come castello dell’airone bianco per la sua elegante e candida sagoma. Divenuto parte dell'UNESCO nel 1993 e Tesoro Nazionale Giapponese, resta sicuramente il castello più visitato in Giappone. 

Fortificato nel periodo Kamakura (ca.1333), fu soggetto a diverse battaglie e conquiste, passando di mano in mano fino alla Restaurazione Meiji. Il castello ha una struttura molto complessa, con un'immensa varietà di costruzioni difensive ed è posto in una posizione strategica. Costruito nel 1580 da Toyotomi Hideyoshi, l'attuale struttura risale al 1609, su commissione del daimyo Ikeda Terumasa, ed è composta da più di 80 edifici collegati tra loro da vie tortuose. Attorno a questo meraviglioso castello sono nate storie e leggende di vario tipo su fantasmi e spiriti che ancora vivrebbero tra le sue mura. Malgrado sia il periodo dell'anno più affollato, sicuramente durante la fioritura dei ciliegi è uno spettacolo imperdibile. 

La bellezza scenografica di questo castello lo ha reso anche il set ideale per il film Ran, di Akira Kurosawa del 1985.

Il castello di Matsumoto è uno dei più grandi del Giappone, considerato anch'esso Tesoro Nazionale. I suoi colori bianco e nero hanno suggerito il nome di castello del corvo. La sua torre principale di cinque livelli visibili, ma con sei piani è la più antica (1593) sopravvissuta nell'intero arcipelago. Essa fungeva da fortezza mentre la nobiltà viveva in un palazzo all'interno delle mura. Dal sesto piano la vista sulle Alpi settentrionali e sulla città è davvero panoramica; era il quartier generale in caso di attacco e dedicato alla dea della Ventiseiesima Notte, protettrice dagli incendi e dagli invasori. Le mura e il fossato risalgono addirittura al 1504. Il fossato oltre ad essere abitato da numerose carpe e cigni, è attraversato da suggestivi ponti in legno dalla ringhiera rossa. 

Escursione sul Monte Misen

Il monte Misen è la vetta più alta dell'Isola di Miyajima, a 535 m sul mare. Considerato sacro, è stato a lungo meta di pellegrinaggio; ora ai pellegrini si accompagnano anche semplici appassionati di trekking o amanti della natura vergine e selvaggia, oppure turisti provenienti in giornata da Hiroshima.

Pare che esso fosse uno dei primi luoghi dove Kobo Daishi(Kukai), il fondatore della setta Shingon, abbia praticato il buddhismo; per questo si trovano in vetta numerosi tempietti appartenenti al complesso Daisho-in. In particolare, il Reikando custodisce la fiamma che si narra fu accesa da Kobo Daishi quando iniziò a pregare sul monte. Questo fuoco fu usato per accendere la Fiamma della Pace nel Parco della Pace di Hiroshima.

La foresta del monte Misen è stata inserita tra i siti patrimonio dell'umanità e viene considerata un museo botanico naturale. Ci sono ben tre sentieri che conducono in cima. Il sentiero Momijidani, il più corto dei tre, con una lunghezzadi 2,5 km (1,5-2 ore di cammino), è particolarmente bello durante l'autunno quando le foglie cambiano colori.

Il Daisho-in è un poco più lungo (3 km). Per raggiungere la cima con i primi due ci vogliono circa 2 ore circa di cammino; offre diversi punti panoramici e lungo i suoi 2000 gradini si possono vedere parecchie statue di Buddha. Il sentiero termina al tempio Daisho-in che merita una visita da qualunque parte si arrivi.

Il sentiero Omoto, il più lungo dei tre 3,2 km (2-2,5 ore di cammino), parte dal tempio omonimo e raggiunge la cima attraversando la foresta Komaga tra abeti centenari. Lungo il percorso si può vedere la grotta Iwayataishi, dove Kobodaishi si appartava in meditazione.

Chi ha poco tempo può usufruire di una funivia; la stazione a valle si raggiunge in 20-30 minuti a piedi e, dalla stazione a monte, si può raggiungere la cima con un cammino di circa 30 minuti. A piedi o in funivia, dalla cima si gode un panorama mozzafiato a 360° su Miyajima, sul mare di Seto, e se la giornata è particolarmente limpida, anche su Hiroshima.

Una serata con Geisha e Maiko

Il Giappone è davvero un paese incredibile; accanto alla super modernità troviamo un fortissimo attaccamento alle tradizioni e radici antiche. Ecco che allora, specie in alcune città, come Kyoto e Kanazawa, non è facile ma è possibile imbattersi, nei loro quartieri e in serata, in una geisha o in una maiko. Ma chi sono per davvero e in cosa differiscono?

A dispetto di quanto credono la maggior parte degli occidentali, le geishe sono delle artiste dell'intrattenimento, abili conoscitrici delle arti tradizionali come la danza, il canto, i giochi, il saper suonare lo shamisen e anche con la capacità di intrattenere in modo elegante clienti abbienti durante incontri di lavoro o ricevimenti privati. Le maiko, invece, sono molto semplicemente le loro apprendiste. Entrambe indossano i famosi kimono, sfoggiando elaboratissime acconciature tradizionali. 

Il significato letterale di geisha è "colei che esercita un'arte" mentre di maiko è "colei che danza". Le maiko sono ragazze giovani, di età non superiore ai 20 anni che, appunto, danzano durante i banchetti o negli eventi. Diventano geisha dopo aver imparato a cantare, a suonare, a praticare la cerimonia del tè, l’ikebana (la composizione dei fiori). Solitamente questa parte finale del loro apprendistato, dura circa 5 anni al termine del quale la maiko può fregiarsi del titolo di geisha.

Distinguerle per noi occidentali può sembrare un'impresa impossibile ma invece non è difficile. Una geisha, che a Kyoto viene chiamata “geiko”, non indossa kimono appariscenti perché si dice che riesca ad attirare la sua attenzione e ad affascinare con il semplice movimento di una mano e dunque con il suo portamento. L’acconciatura è molto vaporosa, elegante e sofisticata.

La maiko invece, ancora acerba e nel fior fiore della loro giovinezza, utilizza kimono sgargianti con maniche e obi(cintura per il kimono) molto lunghi. I capelli sono fissati da spilloni e adornati da accessori con fiori colorati.

Per i giapponesi entrambe rispecchiano il canone della bellezza che non svanisce nel tempo.

Questa professione risale al XVII secolo, non molto antica dunque, e sono sempre meno le fanciulle ad ambire a tale lavoro. Le prime geisha erano in realtà uomini, ed è solo col passare del tempo che divenne un'occupazione esclusivamente femminile. Oggigiorno le geishe si esibiscono in primavera e in autunno in danze pubbliche mentre per poterle vedere durante il resto dell'anno, bisogna passare una serata in ristoranti o alberghi molto chic ed esclusivi.

Sfatiamo subito una diceria, la geisha non è una cortigiana. Questa falsa nomea risale in parte alla Seconda guerra mondiale quando i soldati americani cercavano conforto tra le braccia di giovani vestite in kimono e che si facevano chiamare geisha girl, e in parte al compenso folle di una serata trascorsa in loro compagnia. Comunque sia, succedeva che talvolta esse accordassero i loro favori a clienti particolarmente facoltosi, ma questa era una scelta personale, che nulla aveva a che fare con l'educazione ricevuta.

Teatro e danza 

Gli spettacoli giapponesi hanno decisamente un grandissimo fascino ai nostri occhi, così diversi dalla nostra tradizione e cultura. Tra tutti quelli che si possono andare a vedere, abbiamo scelto quelli a parer nostro più interessanti, dai più antichi e tradizionali ai più moderni, e soprattutto alla portata di un turista che non conosca la lingua.

Il teatro No, di origine shintoista fu rappresentato inizialmente da Kan'ami Kiyotsugi (1333-84) e si perfezionò con il figlio Zeami. Adottato dai daimyo, signori feudali, divenne più stilizzato e convenzionale fondendo teatro e danza insieme. Il palcoscenico in legno di cipresso è arredato con pochi elementi estremamente sobri, in modo da non distogliere l'attenzione del pubblico dagli attori, dal coro, dai suonatori di tamburo e dal flautista. Malgrado ogni scuola di No abbia un suo repertorio, i personaggi principali, il cui volto è coperto da una maschera, sono sempre due: lo shite, che talvolta interpreta una persona viva ma più spesso un dio o un demone o un fantasma, e il waki, che accompagna il protagonista fino all'apice della vicenda è una figura umana spesso un monaco, un sacerdote o un samurai che recita senza maschera. 

Nel XVII secolo, la gente iniziò a desiderare un teatro più immediato e coinvolgente e così andarono in scena i primi spettacoli di kabuki, grazie ad una compagnia teatrale femminile. La "buon costume" del regime Tokugawa, però, proibì alle donne di recitare. Da allora gli attori del teatro kabuki sono maschi che interpretano anche ruoli femminili.

Il repertorio dei kabuki tende al melodrammatico; si rifà a temi popolari o a vicende storiche basate su suicidi d'amore. Trucchi degli attori particolarmente elaborati sostituiscono le maschere del teatro No. Gli attori sono figli d'arte, cominciano sin dall'infanzia la loro formazione e sono paragonabili in Giappone a star del cinema e della televisione. 

Nello stesso periodo si sviluppò il bunraku, ovvero teatro di burattini, le cui marionette sono alte circa 1,2 m con teste intarsiate, mani snodabili e costumi elaborati. La musica dello shamisen, uno strumento a tre corde importato da Okinawa, fa da accompagnamento. Spesso tratta gli stessi temi dei kabuki e in effetti molte delle storie erano in realtà state scritte per il bunraku. I burattini vengono manovrati da tre burattinai completamente vestiti di nero, i quali danno loro anche voce esprimendo i vari sentimenti di paura, stupore, pianto o gioia.

Un altro spettacolo antichissimo giapponese è rappresentato dalle percussioni dei taiko (tamburi) che hanno origine circa 3000 anni fa, quando venivano utilizzati sia per festività che per cerimonie religiose. Del resto per i giapponesi il significato dei taiko va ben oltre al suono musicale così potente; rappresenta la possibilità di oltrepassare le nuvole e raggiungere le divinità. Oggigiorno i gruppi taiko hanno dato nuova vita a questi strumenti valorizzandone il suono con performance di grande impatto scenico.

Citiamo, infine, il butho, un'interessante e particolare forma di danza moderna giapponese che risale al 1959, quando Hijikata Tatsumi (1928-86) la mise in scena per la prima volta. Nasce dall'esigenza di recuperare le antiche radici nipponiche, rifiutando ogni sorta di influsso occidentale. Durante gli spettacoli, i ballerini usano i loro corpi nudi o semi nudi per mettere in evidenza le emozioni umane più elementari ed intense. Spesso gli argomenti rappresentati riguardano la sessualità e la morte.

Festival

In base a dove ci si trova in Giappone, si può avere la fortuna di assistere ad un matsuri (festival). 

Le sue origini si possono rintracciare nello shintoismo, quando venivano organizzati per celebrare un kami (divinità) di un santuario piuttosto che di un altro. 

Si può dire che dal periodo Edo (1603-1867) più che una festa sacra il matsuri divenne un modo per divertirsi con strumenti tradizionali e con fuochi d'artificio, amati dai giapponesi per la loro fugace bellezza.

Solitamente avvengono con delle grandi sfilate per le strade che coinvolgono migliaia di persone.  

Le processioni più tradizionali sono quelle dove si può assistere al trasporto del mikoshi, un santuario portatile che può arrivare a pesare fino a 100kg, e del dashi, ovvero una sorta di palanchino religioso a cui vengono messe le ruote perché ancora più pesante, che serve a trasportare una divinità o un oggetto di culto.

Esistono matsuri davvero per tutti i gusti, ognuno con le proprie peculiarità ma tutti accumunati da bancarelle con cibi e bevande e dal fatto che, specie in primavera ed estate, si partecipa indossando lo yukata (kimono leggero). Se ne avete l'opportunità, non perdetela perché è una tradizione molto sentita da ogni giapponese.

Tra i più famosi possiamo ricordare:

Gion Matsuri a Kyoto, durante il mese di luglio; è un festival che si celebra da oltre 1100 anni

Tenjinsai a Osaka, si svolge verso fine luglio, celebrato dalla metà periodo Heian (metà 900)

Hina Matsuri: 3 marzo la festa delle Bambole, festeggiata in tutto il paese, soprattutto dalle bambine. 

Tanabata Matsuri7 luglio festa delle Stelle; celebrato in tutto il Giappone. Il più famoso si svolge a Sendai

Kanda Matsuri a Tokyo metà maggio in ogni due anni

Nebuta Matsuri a Aomori dal 2 al 7 agosto

Takayama Matsuri a Takayama in aprile e in ottobre; gande sfilata di carri allegorici

Yuki Matsuri a Sapporo; festiva delle sculture di ghiaccio e di neve

Sport tradizionali

Come è facilmente immaginabile, i giapponesi prendono con la stessa serietà del lavoro anche lo sport, specie per quanto riguarda le discipline più antiche come judo, kyudokendo, karate, aikido e il sumo, divenendo per loro un vero e proprio stile di vita. 

In tutti i Budo (arti marziali giapponesi), l’allenamento della mente e del corpo è utile per migliorare e affinare lo waza, che va oltre alla capacità tecnica sportiva ma ingloba la propria personalità, favorendo l’etica e il rispetto delle regole sociali.

Lo sport nazionale nipponico è il sumo, che nasce da un rito propiziatorio per il buon raccolto di riso. Nonostante ufficialmente il sumo risalga al periodo Edo, sono state rinvenute delle raffigurazioni del III secolo di questo sport.

Segue un rituale molto complicato affondando le sue radici nelle tradizioni shintoiste. La tecnica di combattimento utilizzata, la sumai, risale a 23 anni prima di Cristo.

Certamente non si può non rimanere stupefatti dal peso corporeo di questi sportivi, visto che possono arrivare a 150-200kg. E ciò che stupisce è che più si vuole crescere di livello più l'aumento del peso sia importante. Del resto, la vittoria si ottiene atterrando o costringendo l’avversario ad appoggiare parte del proprio corpo a terra (che non siano i piedi ovviamente) oppure spingendolo fuori dal dohyo, il ring circolare di 4,5 m di diametro. È una lotta senza pugni né calci, e solo le tecniche di presa e gli sgambetti sono ammessi. Raramente il combattimento arriva alla durata di un minuto. Ecco spiegata l'importanza di una corporatura massiccia. Si può capire dunque che l'alimentazione giochi un ruolo fondamentale, perché il peso dev'essere anche commisurato a rimanere in forma per disputare i tornei. Quindi i due pasti al giorno hanno come pietanza principale il chanko-nabe, una sorta di zuppa molto nutriente a base di carne e verdure, che viene condivisa tra tutti i componenti della scuola.

Ci sono diverse possibilità per vedere un combattimento di sumo dal vivo, in quanto ci sono ben 6 tornei annualiprincipali che si svolgono ogni due mesi: a Tokyo nei mesi di gennaio, maggio e settembre, a Osaka nel mese di marzo mentre a luglio a Nagoya e infine a novembre a Fukuoka. Ogni torneo dura 15 giorni, ha inizio il mattino presto con i nuovi lottatori e termina verso le 17.00 o 18.00 con i campioni più in auge.

In alternativa ai tornei, qualche scuola di sumo dà la possibilità di assistere, in rigoroso silenzio e seduti a terra o su una panca, a qualche allenamento mattutino, che inizia alle 06.00.

La cucina giapponese

La nihon ryori o washoku, la cucina giapponese, nonostante abbia una varietà di piatti inaspettata dagli occidentali, ha alla base ingredienti fissi in tutto l'arcipelago: la salsa di soia, il miso, il tofu, i fagioli e soprattutto l'immancabile riso, un po' come per noi italiani il pane. Sono tanti i piatti della cucina giapponese e qui cercheremo di citarne i maggiori.

I Sushi

Ci sono diversi tipi di sushi; i più comuni sono: nighiri-zushi, maki-zushitemaki-zushi, chirashi-zushi. Il riso del sushi è sempre condito con aceto di riso, zucchero e sale.

Il nighiri-zushi viene preparato ponendo su una pallina di riso, una fetta sottile di pesce crudo, un frutto di mare crudo o cotto, o una piccola porzione di frittata.  

Il termine maki significa arrotolare. Il riso con altri ingredienti arrotolati nell’alga nori, vengono chiamati maki-zushi.  Gli altri ingredienti possono essere pesce crudo e cotto, verdure o frittata. 

I Temaki-zushi sono una variazione dei maki-zushi. Temaki significa arrotolare con le mani; se per arrotolare i maki-zushi si usa una stuoia di bambù (makisu), per i Temaki-zushi si usano solo le mani. La forma è a cono; riso e ingredienti sono sempre avvolti con l’alga nori e vengono mangiati con le mani dato che sono di grande dimensione e sarebbe difficile usare i bastoncini. I Temaki-zushi normalmente si fanno in casa. Posti sul tavolo i diversi ingredienti, il riso, le alghe nori, ogni commensale prende un piccolo foglio di alga ponendo sopra riso e ingredienti a piacere. Lo si arrotola a mano e lo si consuma. È facile e divertente.

Chirashi-zushi è servito in una ciotola con il riso ricoperto da fettine di pesce e frutti di mare.  

Il sashimi che sono fettine sottili di pesce crudo consumate sole o con riso, non è considerato un tipo di sushi.

La soba, tagliolini di grano saraceno, e gli udon, spessi tagliolini bianchi di farina di frumento vengono serviti in brodo o asciutti. Le variazioni sono infinite e vengono serviti sia caldi che freddi.

Il ramen è un piatto molto popolare, importato dalla Cina ma rielaborato dai giapponesi rendendolo uno dei pasti più gustosi e veloci al mondo; è costituito da tagliolini cotti in brodo di carne o pesce e aggiungendo la salsa di soia o miso. Viene servito con diversi ingredienti, tra cui comune è la carne di maiale, germogli di soia, porri, uovo. 

Ogni provincia, ogni ristorante di ramen ha una propria versione e stile; come cucina il ramen è il suo segreto. Una peculiarità del ramen è che vanno consumati fumanti aiutandosi con i bastoncini in una mano e con un cucchiaio di ceramica nell’altra.

Gli yakitori sono spiedini di parti di pollo (coscia, fegato, cartilagini, pelle, polpette, eccetera) intervallati da verdure. Vengono cotti alla griglia su braci incandescenti.

Okonomiyaki, letteralmente: "cuoci alla piastra gli ingredienti che preferisci”. È un piatto tradizionale della zona del Kansai, più precisamente di Osaka; tuttavia, vi sono svariate versioni in altre zone del Giappone; famosa è quella di Hiroshima.

Sopra una piastra calda viene versata una mistura di farina, uova, cappucci e brodo. Cotto il composto vengono aggiunti altri ingredienti; i più comuni carne, pesce, frutti di mare. Il prodotto finale è una frittata molto alta che viene tagliata con una spatoletta in dotazione.

In genere il piatto viene preparato dal cliente stesso, che siede davanti alla piastra calda. Ci sono ovviamente camerieri che aiutano i commensali o cuochi che cucinano direttamente il piatto e lo servono al cliente.

Anche lo shabu-shabu si prepara direttamente sul tavolo e consiste in sottilissime fette di manzo e/o maiale e verdure leggermente cotte in un brodo e che infine vengono intinte in diverse salse. Il nome shabu-shabu così particolare deriva dal suono emesso quando si mescolano gli ingredienti all'interno della pentola di cottura. Questo piatto è piuttosto recente infatti è apparso la prima volta nel XX secolo, e le sue origini potrebbero essere legate a un piatto cinese chiamato shuan yang rou

La più che nota tempura, invece, è una frittura di pesce, crostacei e verdure passati in una pastella molto leggera. 

Infine, citiamo i gyoza, che sono una specie di ravioli molto gustosi, contenenti carne e verdure e possono essere saltati in padella, cotti a vapore o fritti.